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In una raffica di pubblicazioni, frutto di recenti
ricerche, i fisici hanno esplorato le dimensioni
nascoste alla ricerca di indizi sulla natura della
gravità, sull'origine dell'Universo e sull'identità
di questa misteriosa "materia oscura", non
rilevabile, che pensano si celi in tutto il cosmo.
Le reazioni all'idea delle dimensioni nascoste vanno
dallo scetticismo all'entusiasmo. Il Dott. Kolb
dice: "Quando ne sentii parlare per la prima
volta pensai che fosse una vera follia, ma la teoria
resiste ancora". Nate da studi concernenti la
materia su scala infinitesimale, le nuove idee
implicano che la rappresentazione tradizionale dello
spazio, a tutti i livelli, sia pronta per una
radicale trasformazione.
Le "membrane", ovvero i limiti della realtà
Il mistero della dimensione nascosta comprende una
varietà di oggetti noti come branes, che occupano le
altre, invisibili, dimensioni. Il termine, coniato
dagli scienziati, deriva da membranes (membrane),
cioè superfici a due dimensioni. Gli spazi
tridimensionali, come l'Universo conosciuto, si
chiamano tri-branes, pertanto i fisici si
riferiscono all'Universo come al braneworld o "mondo-brane".
Tutte le particelle standard come i fotoni, i quark
ed i leptoni, vivono in un subspazio
tridimensionale, una tri-branes o semplicemente, la
nostra brane.Le branes si trovano all'interno delle
dimensioni nascoste, note come the bulk o "la grande
massa". Mentre la materia e la luce sono confinate
dentro le branes, la gravità è in grado di
attraversare sia le branes che la massa, le
dimensioni nascoste risultano quindi invisibili
perché solo la gravità vi può entrare. |
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La frenetica
discussione sulle altre dimensioni iniziò circa un anno fa, quando su
Internet apparvero i risultati di uno studio condotto dal Dott.
Dimopoulos, il Dott. Nima Arkani-Hamed e il Dott. Gia Dvali, tutti
dell'Università di Stanford, che proponevano una nuova spiegazione sul
perché l'unità standard della massa, nella fisica subatomica, sia
sorprendentemente grande (almeno secondo gli standard atomici) -
all'incirca la massa di un granello di polvere. Tale massa sarebbe
decisamente inferiore se alcune dimensioni nascoste venissero misurate
in maniera millimetrica. "Il quadro che vi stiamo prospettando
cambierà il punto di vista su alcuni argomenti fondamentali nella fisica
delle particelle e nella cosmologia", scrivevano gli scienziati
nella loro ricerca, in seguito apparsa sulla rivista Physics Letters B.
Fin dai primi anni Ottanta molti fisici hanno iniziato a sospettare che
lo spazio contenesse più delle familiari tre dimensioni che
corrispondono alle direzioni in cui è possibile il movimento (su-giu,
avanti-indietro e lateralmente).
Le
"superstringhe"
Tre
dimensioni sembrano più che sufficienti per le necessità della vita
quotidiana ma, secondo i fisici, non bastano a spiegare come la gravità
possa coesistere con le altre energie della natura. La teoria più
plausibile suppone che le particelle basilari della materia e
dell'energia consistano in piccoli anelli vibranti noti come
"superstringhe". Ma la matematica della teoria delle superstringhe
fornisce delle risposte senza senso, a meno che lo spazio contenga altre
dimensioni oltre alle tre conosciute da tutti. Si pensava che queste
ulteriori dimensioni fossero troppo minuscole per preoccuparsene, più
piccole di un virus, nella misura in cui, per fare un paragone, una
formica è più piccola dell'Universo.
In una scala così infinitesimale il moto in un'altra dimensione
ritornerebbe quindi al punto di partenza in un tempo troppo breve per
poter essere notato. Gli esperimenti finora escogitati per scoprire
delle dimensioni così minuscole richiederebbero un'energia superiore a
quella disponibile nei più potenti disintegratori atomici esistenti.
Tuttavia, nel 1996, il Dott. Lykken suggerì che le superstringhe
potrebbero avere degli effetti riscontrabili anche a livelli energetici
minori. Altri scienziati hanno calcolato che, se così fosse, le
dimensioni nascoste delle superstringhe potrebbero essere molto più
grandi di quanto si pensi. Infatti esse avrebbero le dimensioni di...
una piccola formica, approssimativamente un millimetro di diametro.
Ovviamente ciò non sarebbe assolutamente sufficiente a contenere un
"palazzo" né, tantomeno, l'intero Universo ma l'Universo visibile
risulta enorme solo nelle nostre familiari tre dimensioni dello spazio.
In ulteriori dimensioni l'Universo potrebbe essere estremamente sottile,
così come un foglio di carta è grande in due dimensioni ma sottile nella
terza: nelle dimensioni nascoste lo spessore dell'Universo visibile
misurerebbe appena un dieci-milionesimo di un miliardesimo di
millimetro. Pertanto altre dimensioni, come la "grande massa",
potrebbero contenere infiniti universi.
Altri mondi,
a un passo da noi, e tuttavia irraggiungibili
Tali
universi paralleli tridimensionali, o tri-branes, potrebbero contenere
forme di materia inusuali, che forse costituiscono stelle, pianeti e
strani esseri, a meno di un millimetro di distanza dalla nostra
familiare brane dove si trovano il Sole, la Terra e i programmi
televisivi del sabato sera! Secondo Lykken: "Le leggi specifiche della
fisica sarebbero differenti in ognuna di queste 'branes', la loro legge
di gravità corrisponderebbe alla nostra ma tutto il resto sarebbe
diverso… ciònonostante, forse anche loro potrebbero formare stelle e
pianeti".
Non vi è alcun rischio, tuttavia, di capitare per caso in qualche
Universo alieno. Nessuno può sporgersi e toccare o vedere i braneworlds
paralleli, o comunicare con essi tramite raggi laser, perché la materia
e la luce sono confinate ognuna nella sua brane. "Siamo fatti di
particelle che non possono disgregarsi e sondare altre dimensioni"
dice il Dott. Kaloper di Stanford. In altre parole la materia, la luce e
le altre energie sono imprigionate in uno dei "palazzi" e non possono
viaggiare verso gli altri attraverso le dimensioni nascoste nella stanza
segreta. Ma, secondo il Dott. Lykken: "La chiave di volta è che forse
le altre dimensioni risultano invisibili ai nostri occhi solo perché
siamo intrappolati in questa". Si spera, comunque, di riuscire a
scoprire la presenza di braneworlds paralleli. Fra le strategie più
accreditate per individuare le dimensioni ulteriori, i fisici
coinvolgono la forza di gravità perché le particelle che trasportano la
gravità - i gravitoni - hanno libero accesso a tutto il cosmo e possono
volare liberamente attraverso la grande massa, pertanto una brane
parallela e vicina potrebbe venire scoperta grazie ai suoi effetti
gravitazionali. In tal caso, gli astronomi dovrebbero notare che alcuni
oggetti nel mondo visibile si comportano stranamente, come trovandosi
sotto l'influenza della gravità sprigionata da una fonte invisibile.
Esattamente quanto gli astronomi hanno osservato per anni: le galassie
ruotano come se contenessero della materia che supera di gran lunga i
loro limiti visibili; occasionalmente delle stelle lontane si illuminano
come se un enorme oggetto fosse intervenuto ad aumentare la loro luce
accentuandone la curvatura gravitazionale, ecc. Gli astronomi hanno
obiettato che tale materia forse non può essere vista solo perché è meno
luminosa delle stelle; ma, fra le ipotesi per giustificare l'esistenza
di questa "materia oscura" che, secondo il Dott. Lykken, potrebbe essere
"materia trasparente", situata in vicini braneworlds e dunque invisibile
ai nostri occhi: "Un nuovo tipo di antimateria, che non riusciremo
mai ad individuare se non attraverso la sua attrazione gravitazionale".
Superare
i confini e creare buchi neri
Altri indizi
tradiscono la presenza di dimensioni nascoste. Partiamo dal concetto
della loro esistenza. La forza di gravità differirebbe, a brevi
distanze, dalla normale legge dell'inverso, enunciata da Isaac Newton
tre secoli fa, secondo la quale la forza di gravità aumenta in maniera
inversamente proporzionale al quadrato della distanza esistente tra due
masse. A distanze minori di un millimetro, la gravità dovrebbe aumentare
in percentuale maggiore di quanto afferma la legge di Newton. Gli
esperimenti precedenti, svolti a dimostrazione di tale legge, hanno
sempre riguardato misurazioni gravitazionali a distanze maggiori di un
millimetro, mentre ora si cercano variazioni dalla legge a distanze
minori, submillimetriche. Uno dei test attualmente in corso
all'Università del Colorado, a Boulder, è una moderna variante
dell'esperimento svolto nel 18° secolo dal fisico britannico Henry
Cavendish, che misurò l'attrazione gravitazionale esistente tra due
piccole sfere. A Boulder si sta misurando l'attrazione tra due minuscole
lamine sospese a meno di un millimetro l'una dall'altra. Secondo Lykken
i risultati sono dietro l'angolo. Ulteriori conferme sull'esistenza di
altre dimensioni potrebbero pervenirci nei primi anni del nuovo secolo
grazie ad un nuovo disintegratore atomico europeo. Sebbene le particelle
di materia siano solitamente confinate nelle tre dimensioni o tri-branes,
il grande apparecchio Hadron Collider in costruzione nel laboratorio
CERN di Ginevra potrà creare delle particelle con energia sufficiente ad
uscire dalla brane e ad entrare nella grande massa. "Si potrà
effettivamente deformare la brane e produrre particelle che si spostino
nelle altre dimensioni", afferma il Dott. Lykken. Tali particelle
fuggitive dimostrerebbero di essersi dileguate grazie all'energia
mancante rilevabile dopo che siano stati misurati tutti gli altri
frammenti derivanti dalla collisione delle particelle. È possibile che i
fisici trovino indizi di tale energia mancante anche nei dati sulle
collisioni già registrati nel disintegratore atomico del laboratorio
Fermi. L'esistenza di dimensioni nascoste implica l'affascinante
eventualità che il disintegratore atomico CERN possa addirittura creare
dei minuscoli buchi neri, che probabilmente scomparirebbero in un
istante, ma producendo uno scoppio di radiazioni che gli scienziati
identificherebbero immediatamente come la riuscita creazione di un buco
nero.
Apertura
mentale e nessuna presunzione
Le
implicazioni di tale teoria sulla storia dell'Universo sono al vaglio
dei ricercatori. Ad una riunione del laboratorio Fermi, Antonio Riotto
del CERN ha descritto il possibile ruolo delle branes e delle altre
dimensioni al tempo del Big Bang, che diede inizio all'espansione
dell'Universo circa 15 miliardi di anni fa. In particolare, le nuove
dimensioni potrebbero contribuire a spiegare il subitaneo scoppio di
espansione che fu, secondo molti esperti, necessario per dare
all'Universo visibile la sua attuale struttura.
Tuttavia, altri sospettano che l'ipotesi di millimetriche dimensioni
nascoste potrebbe contrastare con i dati raccolti sull'Universo e sul
suo passato. In uno studio diffuso via Internet, Katherine Freese e
Daniel Chung dell'Università del Michigan obiettano che molte versioni
della teoria delle dimensioni nascoste crollano a confronto con quanto
si sa dell'Universo primitivo e non coincidono con le attuali stime
sull'età dell'Universo e con le misurazioni delle quantità dei vari
elementi chimici generati dal Big Bang. Inoltre, secondo la Freese, è
difficile conciliare certe caratteristiche delle branes con una forza di
gravità oggi costante nell'Universo e si sospetta che difficoltà di
questo tipo potrebbero risultare piuttosto comuni anche con altre teorie
sulle branes. Le obiezioni, però, non si applicherebbero a tutte le
versioni dell'approccio alle branes. In effetti, il concetto di
braneworld è ancora piuttosto vago e confuso. Nessuno può affermare con
sicurezza quante ulteriori dimensioni possano essere determinanti,
sebbene le attuali teorie suggeriscano che non potrebbero essercene più
di sette. Anche la grandezza esatta delle dimensioni nascoste
dipenderebbe da quante ve ne siano. Il Dott. Kolb, pur affascinato, si
dichiara scettico: "Siamo disponibili, ma si tratta di un tiro alla
cieca...". Eppure, secondo Lykken, "Anche se una nuova idea si
rivela errata, il fatto che non siamo stati capaci di concepirla fino ad
ora dimostra che la vera nuova fisica può rivelarsi estremamente diversa
da quel che ci aspettiamo e per cui stiamo lavorando".
di Tom
Siegfried |