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Padre Pellegrino Ernetti
dichiarò di essere riuscito,
in questo modo, a recuperare
un'opera teatrale del 169
avanti Cristo e di avere
perfino fotografato Cristo
sulla croce. Secondo una
leggenda, la macchina in
questione fu requisita dal
Vaticano di comune accordo
col suo creatore, gli fu
obbligato il silenzio
assoluto e il divieto di
pubblicare dichiarazioni
riguardanti l'argomento, ma
non gli fu vietato di
parlarne in confidenza con
amici; infatti Padre Ernetti
ne parlò ad un suo amico, il
teologo francese Padre
Francois Brune, poi il
segreto della più grande
invenzione del secolo scorso
andò nel dimenticatoio e
nella tomba di Padre Ernetti
dopo la morte di questi nel
1994 sull'isola di San
Giorgio Maggiore. Egli
affermò di avere effettuato
i suoi studi, fra Roma e
Venezia, in collaborazione
con una ventina di
scienziati di cui non ha mai
fornito i nomi. Del suo
entourage faceva certamente
parte Padre Agostino
Gemelli. Non ha comunque mai
mostrato in pubblico il suo
apparecchio, e anzi negli
ultimi anni della sua vita
non ne parlò più. Se mai
esso sia stato realmente
realizzato, è certo che
nessuno, all'infuori della
sua cerchia, ha potuto mai
assistere ad alcun
esperimento di cronovisione.
La leggenda afferma che
l'unico esemplare prodotto
si trovi attualmente
dimenticato in qualche
sotterraneo del Vaticano, ma
nessuno ha mai confermato o
smentito quest'affermazione.
La figura di Padre Ernetti
resta circondata da un'aura
di mistero. Probabilmente
tutto quanto egli ha
sostenuto e tutto quanto si
è scritto su di lui sono
puro frutto di fantasia. La
sua affermazione di avere
effettivamente navigato nel
tempo ha comunque suscitato
curiosità e avviato
speculazioni teoriche, fra
quanti credono in fenomeni
paranormali come la
registrazione di voci
dall'aldilà. Del resto, per
molti appassionati di
fantascienza, i viaggi nel
tempo sono più che una
semplice fantasia. |