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Roswell 4 Luglio 1947, un oggetto
volante non identificato si schianta al suolo con i
suoi 3 occupanti. Da allora speculazioni, studi,
cover-up governativo e militare, testimonianze,
smentite sono state alla base della ricerca della
verità. Il Santilli Footage non è riuscito a
smontare il caso più scottante della storia
dell’Ufologia e anzi non ha fatto altro che
alimentare dubbi sui perché di un falso così ben
elaborato. |
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Ma nessuno può negare che quella
notte qualcosa di incredibile per tutta l’umanità è
accaduto e solo un cieco può accettare la versione
ufficiale dei militari che parla della caduta di un
pallone meteorologico sperimentale. Aprile 2007 - E’
cominciata con una proiezione dal film “Roswell” di
Paul Davis, la conferenza per i 60 anni dei fatti di
Roswell, in un accogliente e gremita sala conferenze
dell’Hotel Villa Maria a Roma. Ospite d’onore Jesse
Marcel jr. figlio del compianto Maggiore Marcell
(morto nel 1986): una presenza importante, una
presenza chiave nell’intera vicenda poiché testimone
diretto. L’introduzione di Maurizio Baiata riassume
in grandi linee gli eventi di Roswell e quella di
Paola Harris presenta l’ospite d’onore Jesse Marcel
jr. . Si parla di cover-up governativo e la
ricercatrice Lavinia Pallotta parla del caso Kennedy
e Monroe, delle rivelazioni di John Lear delle
collaborazioni fra le potenze mondiali
nell’insabbiamento della questione UFO. Il tutto,
ovviamente, riallacciandosi al caso Roswell che è il
più evidente esempio di cover-up
governativo-militare. Poi Pino Morelli fa un
escursus storico dell’ufologia in chiave
cinematografica dallo storico “La Cosa” sino al
recente film “Roswell” di Paul Davis, dimostrando
come anche Hollywood è stata sempre sensibile
all’argomento e forse, alle volte, ha fatto anche da
tramite per far conoscere i fatti anche a chi non ha
conoscenze in questo ambito. Ed ecco Jesse Marcel
jr., disponibilissimo e toccato dalle immagini,
seppur cinematografiche, che ricordano il padre,
racconta minuziosamente gli accadimenti. A quei
tempi aveva 11 anni e il padre era un’ufficiale
dell’Air Force. Quella notte arrivò e svegliò lui e
la madre perché, disse, dovevano vedere una cosa
sensazionale. Si sistemarono nella cucina e il
Maggiore Marcel pose sul pavimento quelli che
apparentemente potevano sembrare fogli di alluminio
insieme a delle barrette a doppia T con degli strani
simboli. Il racconto è denso di particolari sulle
proprietà di quel materiale, e ciò che più colpi
inizialmente l’allora 11enne Marcell fu il fatto che
accartocciando quei “fogli” metallici essi
ritornavano perfettamente lisci. In seguito la sua
attenzione si spostò sulle barrette a doppia T con
incisi strani geroglifici. Erano di color porpora e
non avevano nulla a che vedere con quelli egizi. Le
barrette riflettevano la luce. Guardò quei rottami
per circa 15 minuti, poi il Maggiore Marcell rimise
tutto in una scatola e la riportò in macchina. Per
molti anni non parlò della sua esperienza, e fu solo
nel 1978 che concesse la prima intervista a Stanton
Friedman. Jesse Marcell jr. è un colonnello, oltre
che un dottore, quindi ovvio pensare alle
conseguenze di una sua pubblica testimonianza sul
caso Roswell. Infatti quando cominciò a parlarne fu
più volte contattato da agenti segreti governativi
che volevano sapere cosa sapesse di quegli
accadimenti. Non solo. Cercarono di dimostrargli che
in realtà quel famoso 4 Luglio furono ritrovati i
resti di un pallone meteorologico sperimentale e non
un disco volante, quasi avessero paura della sua
testimonianza. Ma Marcell jr. fece notare a quei
militari che le sue conoscenze e quelle del padre
erano tali da far capire benissimo la differenza fra
un pallone meteorologico e rottami di origine
sconosciuta. Marcell jr. ricorda anche che parlò più
volte con il padre, anche poco prima della sua
morte, che gli confermò che quei rottami non erano
manufatti terrestri. Dopo la preziosa esposizione di
Jesse Marcell jr.la parola passa al direttore del
G.A.U.S. (Gruppo Accademico Ufologico Scandicci),
Pietro Marchetti, che ha parlato del caso Phoenix e
dell’attuale rilascio di documenti del GEIPAN che
riguardano anni di avvistamenti in territorio
francese. E’ la volta, poi, di Antonello Lupino che
mostra un accurata analisi tecnica sui palloni
meteorologici convenzionali e quelli utilizzati nel
progetto Mogul, che comprendevano l’uso di manichini
simili a quelli dei crash test di oggi, facendo
notare l’elevata professionalità e conoscenza di
Jesse Marcell jr e del padre e, quindi,
l’impossibilità di non riuscire a distinguere uno
strumento militare conosciuto (come i palloni per
rilevamenti meteorologici) da uno mai visto prima.
Fa notare Lupino, ma anche Marcell jr nel suo
intervento, che nella celebre foto in cui è presente
il Maggiore Marcell che mostra i resti di un pallone
per rilevamenti meteorologici, si può notare
un’espressione interdetta suscitata dalla
consapevolezza che ciò che stava mostrando non era
ciò che fu ritrovato. Molto interessante
l’intervento di Yvonne Smith, ipnoterapista, che
espone i suoi studi su alcuni addotti e tracciato le
linee generali delle modalità di contatto scelte
dagli alieni, nonché degli esperimenti e delle
cicatrici riportate sui sottoposti. Inoltre illustra
con diverse diapositive, il suo viaggio a Roswell e
le ricerche sul campo. Paolo Martinuz parla di una
personale ricerca sui testimoni, dei fatti di
Roswell, ancora in vita e sul luogo del ritrovamento
dei rottami. Tutta la conferenza è stata
magistralmente orchestrata dall’organizzatrice Paola
Harris ufologa di fama internazionale, che dopo anni
di studi e ricerche in Italia, ha deciso di
ritornare negli States pur continuando tutte le sue
collaborazioni. Ed ora l’appuntamento è per il 4
Luglio 2007 a Roswell dove si celebrerà il
“compleanno” di quella che è stata ed è la pietra
miliare dell’ufologia.
Gianluca Santaniello – Centro
Ricerche Leonardo da Vinci – Gruppo Camelot –
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