|
Ma nessuno può negare che quella
notte qualcosa di incredibile
per tutta l’umanità è accaduto e
solo un cieco può accettare la
versione ufficiale dei militari
che parla della caduta di un
pallone meteorologico
sperimentale. Aprile 2007 - E’
cominciata con una proiezione
dal film “Roswell” di Paul Davis,
la conferenza per i 60 anni dei
fatti di Roswell, in un
accogliente e gremita sala
conferenze dell’Hotel Villa
Maria a Roma. Ospite d’onore
Jesse Marcel jr. figlio del
compianto Maggiore Marcell
(morto nel 1986): una presenza
importante, una presenza chiave
nell’intera vicenda poiché
testimone diretto.
L’introduzione di Maurizio
Baiata riassume in grandi linee
gli eventi di Roswell e quella
di Paola Harris presenta
l’ospite d’onore Jesse Marcel
jr. . Si parla di cover-up
governativo e la ricercatrice
Lavinia Pallotta parla del caso
Kennedy e Monroe, delle
rivelazioni di John Lear delle
collaborazioni fra le potenze
mondiali nell’insabbiamento
della questione UFO. Il tutto,
ovviamente, riallacciandosi al
caso Roswell che è il più
evidente esempio di cover-up
governativo-militare. Poi Pino
Morelli fa un escursus storico
dell’ufologia in chiave
cinematografica dallo storico
“La Cosa” sino al recente film
“Roswell” di Paul Davis,
dimostrando come anche Hollywood
è stata sempre sensibile
all’argomento e forse, alle
volte, ha fatto anche da tramite
per far conoscere i fatti anche
a chi non ha conoscenze in
questo ambito. Ed ecco Jesse
Marcel jr., disponibilissimo e
toccato dalle immagini, seppur
cinematografiche, che ricordano
il padre, racconta
minuziosamente gli accadimenti.
A quei tempi aveva 11 anni e il
padre era un’ufficiale dell’Air
Force. Quella notte arrivò e
svegliò lui e la madre perché,
disse, dovevano vedere una cosa
sensazionale. Si sistemarono
nella cucina e il Maggiore
Marcel pose sul pavimento quelli
che apparentemente potevano
sembrare fogli di alluminio
insieme a delle barrette a
doppia T con degli strani
simboli. Il racconto è denso di
particolari sulle proprietà di
quel materiale, e ciò che più
colpi inizialmente l’allora
11enne Marcell fu il fatto che
accartocciando quei “fogli”
metallici essi ritornavano
perfettamente lisci. In seguito
la sua attenzione si spostò
sulle barrette a doppia T con
incisi strani geroglifici. Erano
di color porpora e non avevano
nulla a che vedere con quelli
egizi. Le barrette riflettevano
la luce. Guardò quei rottami per
circa 15 minuti, poi il Maggiore
Marcell rimise tutto in una
scatola e la riportò in
macchina. Per molti anni non
parlò della sua esperienza, e fu
solo nel 1978 che concesse la
prima intervista a Stanton
Friedman. Jesse Marcell jr. è un
colonnello, oltre che un
dottore, quindi ovvio pensare
alle conseguenze di una sua
pubblica testimonianza sul caso
Roswell. Infatti quando cominciò
a parlarne fu più volte
contattato da agenti segreti
governativi che volevano sapere
cosa sapesse di quegli
accadimenti. Non solo. Cercarono
di dimostrargli che in realtà
quel famoso 4 Luglio furono
ritrovati i resti di un pallone
meteorologico sperimentale e non
un disco volante, quasi avessero
paura della sua testimonianza.
Ma Marcell jr. fece notare a
quei militari che le sue
conoscenze e quelle del padre
erano tali da far capire
benissimo la differenza fra un
pallone meteorologico e rottami
di origine sconosciuta. Marcell
jr. ricorda anche che parlò più
volte con il padre, anche poco
prima della sua morte, che gli
confermò che quei rottami non
erano manufatti terrestri. Dopo
la preziosa esposizione di Jesse
Marcell jr.la parola passa al
direttore del G.A.U.S. (Gruppo
Accademico Ufologico Scandicci),
Pietro Marchetti, che ha parlato
del caso Phoenix e dell’attuale
rilascio di documenti del GEIPAN
che riguardano anni di
avvistamenti in territorio
francese. E’ la volta, poi, di
Antonello Lupino che mostra un
accurata analisi tecnica sui
palloni meteorologici
convenzionali e quelli
utilizzati nel progetto Mogul,
che comprendevano l’uso di
manichini simili a quelli dei
crash test di oggi, facendo
notare l’elevata professionalità
e conoscenza di Jesse Marcell jr
e del padre e, quindi,
l’impossibilità di non riuscire
a distinguere uno strumento
militare conosciuto (come i
palloni per rilevamenti
meteorologici) da uno mai visto
prima. Fa notare Lupino, ma
anche Marcell jr nel suo
intervento, che nella celebre
foto in cui è presente il
Maggiore Marcell che mostra i
resti di un pallone per
rilevamenti meteorologici, si
può notare un’espressione
interdetta suscitata dalla
consapevolezza che ciò che stava
mostrando non era ciò che fu
ritrovato. Molto interessante
l’intervento di Yvonne Smith,
ipnoterapista, che espone i suoi
studi su alcuni addotti e
tracciato le linee generali
delle modalità di contatto
scelte dagli alieni, nonché
degli esperimenti e delle
cicatrici riportate sui
sottoposti. Inoltre illustra con
diverse diapositive, il suo
viaggio a Roswell e le ricerche
sul campo. Paolo Martinuz parla
di una personale ricerca sui
testimoni, dei fatti di Roswell,
ancora in vita e sul luogo del
ritrovamento dei rottami. Tutta
la conferenza è stata
magistralmente orchestrata
dall’organizzatrice Paola Harris
ufologa di fama internazionale,
che dopo anni di studi e
ricerche in Italia, ha deciso di
ritornare negli States pur
continuando tutte le sue
collaborazioni. Ed ora
l’appuntamento è per il 4 Luglio
2007 a Roswell dove si celebrerà
il “compleanno” di quella che è
stata ed è la pietra miliare
dell’ufologia.
Gianluca Santaniello – Centro
Ricerche Leonardo da Vinci –
Gruppo Camelot – webmaster
www.nonsiamosoli.com |