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Neppure uno scrittore
di fantascienza avrebbe immaginato che si potessero
scoprire più di 1.000 buchi neri in un colpo solo. E
invece, Chandra... Se l'esistenza di un solo
buco nero nell'universo impensierisce e genera
ipotesi degne di un romanzo di fantascienza,
figurarsi scoprirne più di mille nel corso di una
singola ricerca i cui risultati sono stati
pubblicati il 12 marzo scorso. È quello che è
successo grazie al telescopio orbitale a raggi X
Chandra, della Nasa, e all'idea di un gruppo di
astrofisici che alla fine ha fruttato
l'identificazione di 1.300 buchi neri "supermassivi",
ossia da milioni a miliardi di volte più grandi del
sole.
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Tanti piccoli scatti
La zona presa in esame è una regione del
"Bovaro", costellazione conosciuta sin
dall'antichità, tanto che se ne parla anche
nell'Odissea come della "costellazione che non
tramonta mai". Alla scoperta si è arrivati con un
metodo nuovo: anziché puntare gli strumenti di
Chandra su piccole porzioni di spazio per tempi
relativamente lunghi, come si fa di solito, gli
scienziati hanno impostato le osservazioni su aree
più grandi e con una serie di 126 "esposizioni" di 5
secondi ai raggi X del Chandra.
La solita
storia di uova e galline
La materia attratta dagli spaventosi campi
gravitazionali dei buchi neri, nella sua caduta,
genera enormi quantità di energia che può essere
rilevata a diverse lunghezze d'onda. Combinando le
osservazioni di Chandra con quelle del telescopio
spaziale Spitzer e di altri due telescopi terrestri
(il Mayall e l'MMT, entrambi in Arizona), gli
astronomi hanno scoperto, tra i sei e gli undici
miliardi di anni luce dalla Terra, appunto oltre
1.300 "nuclei galattici attivi", ossia al centro
delle galassie (ce n'è uno anche nella nostra).
Chissà se, con tutto questo materiale a
disposizione, astronomi e fisici riusciranno
finalmente a rispondere alla "domanda delle
domande": sono nati prima i buchi neri o le
galassie? |